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Foran di Landri (Ciòndar
di Landri)
Estemamente al vestibolo sovrasta
alla grotta una parete rocciosa verticale molto
alta, sulla quale sono impiantati tre grossi
anelli di ferro. Il più basso a m 12.50
sopra il ripiano che mette alla spelonca, il
secondo tra 20 e 21 m ed il terzo, che non riuscimmo
a vedere, probabilmente perchè coperto
da un cespuglio, forse 8 m più in alto.
A proposito di questi curiosi infissi lasciamo
la parola all'egregio signor Alfredo Lazzarini,
valido cooperatore nel rilievo della caverna,
che scrive: Per chi li vede strana cosa sembrano
quei ferri lassii piantati e indarno si cerca
spiegare quale ragione abbia spinto in altri
tempi gli uomini ad eseguite tale lavoro e con
quali mezzi. Poichè a mala pena una scala
potrebbe essere recata in quel sito e sembrerebbe
follia l'aver tentato quell'impresa scendendo
dall'alto ciglio della roccia mediante funi.
E qui trova campo di sbizzarirsi l'audace fantasia
popolare, che va cercando negli antichissimi
tempi l'origine e le cause di quello strano
lavoro volendo chc là si fermasse l'Arca
di Noè quando le acque del Diluvio biblico
avevano coperto la faccia della Terra. Si ricordano
anelli consimili infissi in certe rupi presso
il Castello di Lueg, nel più estremo
angolo del Friuli Orientale, ad un'altezza di
circa 1000 metri sul mare. Dalle genti del luogo
vengono chiamati Alti Tauri. Alle falde del
Monticello di Medea pare ne esistevano e qui,
come al Monte Nanos presso Lueg, la tradizione
dell'Arca e del Diluvio o di un antico mare
scomparso si ripete. Di anelli consimili ho
pure sentito parlare a Sutrio in Carnia dove
da lungi mi fu affidata una roccia nella quale
sarebbe infissi. Qui non è Noe coll'Arca
che in altri tempi approdò, non è
un antico mare scomparso, ma un lago, che vi
esistette, non solo ciò confermando la
tradizione popolare, ma eziandio le ragioni
storiche e geologiche. Uscendo dai confini del
Friuli, troviamo in altre regioni alpine accennati
tali anelli infissi nelle rocce accompagnati
da uguali tradizioni. Così avviene in
Valsesia presso il tagliaferro, dove inoltre
si mostra una cresta sporgente sul fianco di
una roccia da cui si distingue per tinta diversa
e che si vuole sia l'avanzo di un'antica strada.
Ciò si ripete eziandio nella valle di
Vin fra Lenie ed Usseglio, così nel Trentino
ed in altri luoghi. A questo proposito dice
la signora Lopez che - secondo certi riti pagani
- tali anelli dinotavano in altri tempi la consacrazione
dei monti a qualche possente divinità.
Aggiungo riguardo agli anelli di Prestento,
quest'opinione che ha qualche lato di verosimiglianza,
riferitami da un contadino del luogo. Avrebbero
cioè servito per appendervi molto in
alto alcuni alveari allo scopo di sottrarli
dagli animali nocivi e metterli al sicuro dall'opera
dei ladri. (Tellini A., 1899)
Foran des Aganis (Foran di
Sanas, Grotta di Prestento)
Il ruscelletto che proviene
dalle viscere del monte, scorre fra i sassi
in un piccolo alveo e produce un dolce caratteristico
mormorio, simile al bisbigliare di un crocchio
di persone, che il volgo favoleggia essere le
ninfe d'acqua e chiama Aganis. (Tellini A .,
1899)
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