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Torreano difende la sua pietra: «La Piasentina è un simbolo»

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Udine, il progetto per Mercatovecchio. Il sindaco Sabbadini risponde a chi contesta il materiale scelto per la pavimentazione. «Impiegata in tutto il mondo, da New York a Tokyo. E fu usata anche dal Palladio»
di Maura Delle Case

UDINE. Fredda, fragile e brutta? Non ci sta il sindaco di Torreano, Roberto Sabbadini. Non ci sta a vedere così etichettata la pietra Piasentina che per le valli del Natisone - leggi San Pietro, San Leonardo, Faedis oltre alla sua Torreano - è un fiore all’occhiello e ormai anche una delle poche possibilità di fare economia nella zona viceversa condannata a una progressiva desertificazione.
L’aspra discussione che si è venuta a creare intorno all’uso della più famosa pietra friulana per la ripavimentazione di via Mercatovecchio ha spinto il primo cittadino a rompere il silenzio ed entrare a gamba tesa nel dibattito sull’onda delle dichiarazioni rese al Messaggero Veneto dall’architetto Pierluigi Grandinetti.
A pungere nel vivo l’amministratore locale è stato il giudizio negativo che il professionista ha dato della Piasentina, di cui ha bocciato l’uso in via Mercatovecchio senza troppi giri di parole ritenendo la scelta «priva di senso» poiché «si sporca facilmente ed è un materiale non funzionale, inadatto a sopportare il passaggio di mezzi di soccorso o eventuali navette. Oltre che brutta - ha sentenziato Grandinetti - è anche fragile».
E ancora. «Come dimostra il campione di Piasentina già realizzato, che tra l’altro sta già andando a pezzi, la pietra è algida, fredda e abbassa di molto la qualità estetica della piazza lunga».
Apriti cielo. Agli amministratori delle valli le dichiarazioni dell’accademico non sono andate giù e dopo un momento di esitazione hanno deciso di restituire la bordata con gli interessi.
Capitanati da Sabbadini. «Ritengo che definire brutta la nostra pietra, esportata da oltre mezzo secolo in ogni angolo del mondo grazie all’impegno del Consorzio che ne ha valorizzate le peculiarità uniche ed inimitabili sia alquanto offensivo e irrispettoso. Se dovessi valutare un lavoro dell’architetto mi limiterei a un mi piace o non mi piace».
Sabbadini difende a spada tratta il materiale ed esprime il suo apprezzamento e la sua vicinanza alla Soprintendenza e al Comune di Udine per la scelta di posare nella via simbolo della città una pietra locale e non una importata quanto anonima come il porfido.
E il rischio che a rimetterci non sia solo il cantiere ma anche la reputazione della pietra Piasentina ha spinto Sabbadini a scendere in campo rivendicando la bellezza del materiale, usato nei contesti più vari e pregevoli, moda compresa.
In Piasentina sono stati realizzati infatti tra gli altri i pavimenti degli show-room di Max Mara, il quartier generale di Ibm a Toronto, la Mori Tower di Tokyo, il palazzo dei Congressi di Montecarlo, il Folk High Museum sulla 5th Avenue a New York. Ma senza andare troppo lontano da via Mercatovecchio, anche palazzo Antonini - ex Banca d’Italia - dove a usare la Piasentina fu nientedimeno che Andrea Palladio.
“Piase, piase sta pietra” si racconta dicessero gli udinesi a ogni nuova realizzazione. Così, da pietra di Torreano, l’oro delle valli stato ribattezzato pietra Piasentina.
«Oggi siamo circondati da un’infinità di prodotti e materiali alternativi - conclude Sabbadini -, ma credo che la capitale

del Friuli meriti di essere ammirata ed apprezzata anche attraverso la pietra locale che con la sua sobrietà, la sua eleganza e la sua versatilità saprà guadagnarsi ancora una volta, in via Mercatovecchio, quei “Piase, piase sta pietra”. Magari in inglese, tedesco, russo o giapponese».

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